QUARTIERI DI TORINO: BORGO PO

Conoscere Torino: I quartieri e la loro storia

QUARTIERE BORGO PO. Il nome celebra il fiume Po, che segna il confine ovest del borgo precollinare storicamente sviluppatosi su Via Monferrato-Via Cosmo che da Madonna del Pilone arriva a Cavoretto, passando dal Monte dei Cappuccini. 

Prima di diventare il quartiere di pregio che è oggi, Borgo Po è stato per secoli una zona popolare abitata da pescatori e lavandaie, che per vivere sfruttavano le acque del fiume, 

Durante l’epoca romana e i successivi secoli, fu zona fuori le mura e accesso strategico orientale di Augusta Taurinorum, attraverso le strade che giungevano da Genova e da Piacenza verso Porta Fibellona (Piazza Castello), attraversando il fiume Po con un unico e rudimentale ponte ligneo detto “Porta di Po” (XIII secolo).

Dal 1405 al 1807, il ponte di legno fu sostituito dal “Ponte di pietra”, opera di Antonio Becchio da Villanova. I barcaioli del borgo, però, continuarono a traghettare a pagamento sulle loro barche. 

L’antico ponte in legno sul Po raffigurato dal Bellotto.

Come si vede nel quadro del Bellotto, qui a fianco, il pittore mise in primo piano, le arcate lato collina andate distrutte nella piena del 1706, e sostituite con le passerelle in legno, tralasciando la parte rimanente del ponte, oltre il “castelletto” di guardia. Osservando in dettaglio si vede che i punti d’imbarco erano due, a monte e a valle (le arcate erano molto strette e basse, una imbarcazione appena un po’ larga e alta (per via del o degli alberi) avrebbe avuto problemi a passarvi sotto), sia perchè il ponte era così vulnerabile in caso di piene (le arcate strette, con l’accumulo dei detriti portati dalle acque, creavano un effetto diga che finiva per portare al crollo della struttura). 
Si dice che Napoleone Bonaparte in persona, di passaggio per Torino, avendo dovuto percorrere il ponte, avesse ordinato la costruzione di un nuovo manufatto con criteri più moderni, come poi avvenne.

Cos’ nel 1807, il ponte in pietra fu abbattuto durante l’invasione napoleonica, per costruirne uno più solido in muratura nel periodo 1810-1813, progettato dall’architetto francese Pertinchamp, a cinque arcate e lungo 150 metri. Proprio in questo periodo che il borgo ebbe una veloce espansione urbanistica ed economica.

Il ponte di pietra raffigurato nel 1838

Con la caduta di Napoleone e il ritorno sabaudo il 20 maggio 1814, Re Vittorio Emanuele I di Savoia conservò l’attuale ponte, come ricordo del suo attraversamento trionfale in Torino, giungendo proprio dall’antico Stradone di Genova (Corso Moncalieri). 

Il 30 agosto dello stesso anno, il consiglio decurionale decise di istituire una solenne festa, da celebrare ogni anno, con fuochi d’artificio sul Po, colpi di cannone, corse dei cavalli, ed altre manifestazioni. 
A questo si aggiunse il progetto di una chiesa, alla fine del ponte, opposta Piazza d’armi, rinominata Piazza Vittorio Emanuele I (dal 1918 è l’attuale Piazza Vittorio Veneto).

La chiesa fu iniziata soltanto nel 1818, in stile Pantheon di Roma (architettura neoclassica con riprese adrianee, e fu dedicata a Chiesa della Gran Madre di Dio. La chiesa fu terminata soltanto nel 1831, con la scritta sul timpano Ordo populusque taurinus ob adventum regis (la nobiltà e il popolo torinese per il ritorno del Re).

Veduta prospettica della Chiesa della Gran Madre di Dio con gli edifici del Borgo Po e il Ponte Vittorio Emanuele, in primo piano alcuni personaggi in costume con una capra, litografia di Miné, Parigi, circa 1850

Altri progetti per rendere la piazzetta circostante della chiesa più elegante e solenne, ad esempio con l’aggiunta di colonne e dei porticati circolari, non furono mai realizzati per mancanza di fondi; il quadro di Carlo Bossoli, “Veduta ideale delle sponde del Po” del 1863, conservato alla Galleria d’arte moderna di Torino, rappresenta una sintesi di queste antiche e buone intenzioni. 

Alcuni resti dei primi basamenti del progetto del colonnato, sono ancor oggi visibili inglobate nei sotterranei delle case circostanti. Agli inizi del XX secolo la nascente industria cinematografica (che in Italia ha avuto origine a Torino) trovò la sua collocazione proprio in Borgo Po, nella zona dell’attuale via Luisa del Carretto. 

Per i film in costume si tenevano le bestie feroci, ed era consueto, nel silenzio della notte, udire il barrito dell’elefante e il ruggito del leone. Poi pian piano tutto è andato a Roma, e il quartiere è diventato sempre più residenziale e lussuoso, anche se vi operano ancora alcune aziende importanti come l’agenzia pubblicitaria Armando Testa. Oggi i borghesi di Torino, dirigenti, piccoli imprenditori, professionisti e commercianti, hanno scelto i palazzi attorno alla Gran Madre, ma anche le villette liberty delle viuzze attorno a piazza Crimea, come loro residenza.

Passeggiando nel quartiere troviamo anche diverse strutture sanitarie oltre che ottime scuole. Il cuore del Borgo è la chiesa della Gran Madre di Dio, ma dal monte dei Cappuccini, sede del museo della Montagna, fino alla Villa della Regina, sono diversi i punti attrattivi sul piano turistico. Da un punto di vista commerciale via Monferrato è l’arteria più forte, ma anche altre vie come quella dedicata alla Villa della Regina offrono servizi fondamentali: “È stato messo in piedi anche un network per portare online i negozi” annuncia Corrado Laronga della società di comunicazione Tobe. Sul portale Granmadrelifestyle, voluto dall’associazione commercianti Borgo Po guidata da Vittoria Chiappero, ci sono le 110 attività commerciali della zona, non solo alimentari o boutique, ma anche negozi di design e caffetterie.

Borgo Po dall’alto: elaborazioni grafiche del team del Dipartimento Architettura e Design del Politecnico di Torino. Curatela Dalila Tondo. Dati cartografici Laboratorio di Geomatica

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Architetto d'interni & Real estate agent Mi occupo di consulenza immobiliare

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